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Vendemmia 2017

Al Podere è arrivato il momento di condividere le emozioni e le inquietudini di quest’annata quantomeno anomala. Nella nostra azienda, il cui cuore produttivo si colloca a Vergiano di Rimini, disponiamo di diversi vigneti anche sulle colline limitrofe fino a Covignano e San Fortunato. Qui, sulle prime colline romagnole, è stato un anno piuttosto difficile.
Già ora si possono unire diversi punti e tracciare dei presupposti, anche non avendo ancora a disposizione i prodotti. Non siamo certo i primi a dire che non sarà un’annata all’altezza delle ultime due, ma ci resta comunque qualche circostanza positiva che ci permette di non spegnere il sorriso e di dare voce alla speranza.
Ci troviamo su dei terreni freschi di bassa collina, di media pendenza e di buona esposizione dove l’argilla, risalendo i versanti, lascia spesso posto al calcare; le radici possono quindi crescere in profondità dove hanno a disposizione buone riserve idriche, con falde non troppo basse.
Quest’estate è stata però veramente calda, al punto che non è facile trovare più di un paragone a memoria d’uomo. In realtà, quello che ha marcato di più la produzione viticola non è stata tanto l’afa, che ha fatto comunque registrare al comparto turistico riminese dei numeri da capogiro, quanto la siccità che ha caratterizzato il 2017.

 

 

In primis l’inverno è stato avaro di piogge e la primavera è iniziata precocemente con germogliamento e successiva fioritura delle piante che si sono svolti con largo anticipo. Fin qui nessun problema: nel mese di aprile, però, la situazione si è capovolta e le minime notturne sono piombate attorno allo zero. In questo caso possiamo dire che il coraggio ha fatto la nostra fortuna,  poiché ci ha spinti a lavorare i terreni in periodi inusuali, come è successo lo scorso dicembre. Quest’operazione ha permesso di immagazzinare più acqua e al tempo stesso di limitare la formazione di rugiada, riducendo notevolmente il rischio di congelamento.

Dopo questo episodio, il tempo si è rimesso a correre sulla strada di una stagione precoce, con tutte le fasi di sviluppo arrivate dai dieci ai quindici giorni in anticipo. La pioggia non è mai arrivata, compromettendo buona parte della produzione di uva, così come quella della maggior parte dei cereali. Non abbiamo potuto fare altro che limitare la traspirazione con qualche lavorazione ed evitando le cimature per tenere i grappoli al riparo ed al fresco. Questo è servito solo in parte a limitare i danni. La vite sopporta bene il deficit idrico e non dà segni di stanchezza ai primi  allarmi di aridità; tuttavia non può rimanere in questa condizione per tutto il suo ciclo produttivo. E purtroppo quest’anno così è stato, con produzioni in ribasso di circa il 30%.

Ora l’uva, nella botte, si trasforma tranquillamente in vino, ma anche in cantina, per la raccolta, sono state messe in atto diverse strategie: questo per controbilanciare la maturazione tecnologica, ideale per una buona vinificazione, con quella fenolica, della buccia. Come spiega in questo articolo un grande critico (https://winejournal.robertparker.com/rising-alcohol-in-wines-and-rising-co2-levels), ci sembra importante e doveroso comunicare quello che la vite ci sta raccontando con le sue grandi foglie e i suoi dolci frutti, cioè la storia di un’atmosfera che cambia.
Abbiamo iniziato la vendemmia a fine agosto e finito una settimana fa con quell’anticipo preannunciato già dalla primavera. Proprio come direbbe un vecchio coach “Questa è una vendemmia in cui cresci, quando sei messo alla prova”. Abbiamo colto la sfida cercando di fare del nostro meglio e tra qualche tempo potremo già vederne i risultati.

 

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